Avatar+in+Charge.jpg

Hi.

Welcome to my blog. I document my adventures in photographic world. Hope you have a nice stay!

La vecchia fabbrica

La vecchia fabbrica

Era da qualche settimana che continuavo ad aggirarmi intorno ad uno stabilimento abbandonato della mia città. Ho scattato qualche immagine dai pochi punti in cui si riusciva ad intravedere le stupende strutture interne. Continuavo a pensare tra me e me quanto mi sarebbe piaciuto poter entrare a fotografare quel meraviglioso mondo abbandonato. Però purtroppo solo l’idea era impensabile razionalmente in quanto la proprietà risulta ormai fallita e chiedere l’autorizzazione al tribunale fallimentare non aveva ancora sfiorato le mie intenzioni.
Un pomeriggio però, mentre facevo ancora le mie perlustrazioni intorno all’area, decido di circumnavigarla interamente, visto che ne avevo esplorato solo circa l’85%, magari in quell’angolo non ancora da me calpestato avrei trovato uno spot interessante.

Vista aerea del complesso

Vista aerea del complesso

Ero uscito con la mia Fujifilm XT3 più il 23mm f2 e ho iniziato a scattare fondamentalmente le stesse immagini che avevo fotografato la volta precedente e quella precedente ancora, fino a quando non sono arrivato a visitare quei pochi metri che ancora non avevo visitato. 
Ecco, pare mai possibile che in quei 100m in cui mai mi ero preso la briga di passare perché tanto “ma figurati se di li si vede qualcosa”, ci fosse una breccia nella recinzione per poter accedere all’area? Pochi istanti di riflessione sul da farsi ed ero dentro a scattare, sapendo di star infrangendo la legge appena messo il piede all’interno ma con quel brivido eccitato che contrastava la paura.

Non sono una persona avventurosa, per niente, però “vaffanculo” sono entrato lo stesso, DOVEVO.
Ero talmente eccitato che stavo per chiamare la mia compagna al telefono per condividere il momento, poi la mia parte razionale mi ha impedito di farlo: mi avrebbe sicuramente convinto a desistere. “Ma cosa fai? Sei pazzo?”, “Esci subito di lì, magari ci bivaccano balordi o comunque brutte persone”… queste sarebbero state le ragionevolissime parole che sarebbero arrivate dall’altro capo del telefono e così è scattato il secondo “vaffanculo, vado avanti”.

L’unico mio disappunto una volta all’interno era di avere con me solo il 23mm, “perché non mi sono portato il 16-55mm, o anche il 12mm, o entrambi. Oppure tutto lo zaino, con anche il treppiedi, perché?!? PERCHE?!?”. Non potevo tornare a casa a recuperare tutto il materiale i minuti che sarebbero trascorsi mi avrebbero fatto scendere l’adrenalina e, con molta probabilità, avrei desistito dal rientrare. “Vaffanculo”. Ancora.

Quello che ho trovato quel giorno nell’aggirarmi tra i capannoni abbandonati è stato uno spettacolo in bianco e nero, estremamente contrastato e duro. La mia piccola esplorazione non è stata esente da pericoli, alcune aree erano davvero mal messe, pericolanti; ho evitato solo quelle che davvero più di tutte mi destavano qualche perplessità strutturale.
In circa un’ora e mezza ho esplorato buona parte degli spazi aperti o comunque dei capannoni più grossi, soprattutto per via della luce che riusciva ad entrare in abbondanza che mi permetteva di scattare con tempi abbastanza rapidi o comunque abbastanza da permettermi di usare ISO e diaframma adeguati. (Il treppiedi avrebbe fatto comodo in certe situazioni).

I luoghi chiusi come gli uffici erano a me preclusi causa la scarsa dotazione al mio seguito: non sarei riuscito a scattare come avrei voluto, allora ho lasciato stare. Si, penso spesso di volerci tornare, ma, come dicevo all’inizio, non sono una persona avventurosa e l’idea di tornare in quella situazione non regolare e regolata mi blocca.
Qui di seguito una piccola selezione delle immagini che secondo me sono più rappresentative di quel pomeriggio che tante emozioni mi ha suscitato. Spero che vi piacciano.

Stavo dimenticando di includere un breve cenno sulla storia della azienda che qui, per tanti anni, ha costruito, assemblato e riparato.

La società a cui faceva capo questo complesso produttivo era la Siltal.
È stata la prima azienda italiana a introdurre elementi innovativi nel processo di produzione dei frigoriferi, entrando nel mercato nel 1952. 
Fondata nel 1948 da Romeo Scarioni. Dopo aver visitato la fabbrica di frigoriferi dell’americana Admiral perfezionò la piegatura tangenziale della lamiera delle casse frigorifere realizzando così un frigorifero rettangolare più adatto alle cucine europee.
Scarioni veniva definito da tutti come un capace imprenditore in grado di risolvere in modo geniale vari problemi produttivi. All’epoca della fondazione dirigeva una piccola azienda che effettua lavorazioni meccaniche leggere per conto terzi.


Negli anni seguenti l’azienda ha diversificato la propria produzione su altri elettrodomestici, mantenendo comunque la vocazione iniziale per conto terzi, vale a dire la (realizzazione di apparecchi poi commercializzati con il marchio del committente). Anche in questo la Siltal è anticipatrice di quella che è diventata alcuni anni dopo una strategia diffusa tra i produttori italiani di elettrodomestici.

Di notevole successo fu anche la produzione di diverse serie di stoviglie smaltate. Avete presente quelle pentole con greche e disegni a tema egizio che tanto spesso si trovano nella cantina della nonna o sui banchi dei mercatini? Ecco, quelle.

Una pubblicità degli anni ‘70

Una pubblicità degli anni ‘70

Dal 2008 questo stabilimento ha cessato le attività produttive e nel 2011 il Tribunale Fallimentare ha decretato la chiusura totale dell’azienda.

Da allora il complesso produttivo si trova in uno stato di totale abbandono.

Ispirato da questa “visita” ho prodotto uno Zine fotografico in formato A6 (piccolo piccolo) con le immagini di questa gallery. La stampa è di buona qualità e tutte le copie sono numerate e firmate: sai mai che si diventi famosi. LOL.

Se vi interessa potete acquistarne una copia nella sezione shop del sito.

Spectre, una app per le lunghe esposizioni

Spectre, una app per le lunghe esposizioni